PRODOTTI TIPICI
Il profumo gentile di vigneti e oliveti secolari fa da sfondo ad una cucina che ha trovato nel mare tutta la sua linfa: una cucina che si fa "mediterranea" con le zuppe e i fritti di pesce classici di tutta la Liguria marinara, lo stoccafisso e le acciughe, le salse all'aglio e il pesto, le paste fatte in casa.
L'orto della piana albenganese poi regala primizie quali il carciofo spinoso, le zucchine, i pomodori cuore di bue e gli asparagi violetti.

Non è possibile non citare l'OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA RIVIERA LIGURE - RIVIERA DEL PONENTE DOP ed il VINO RIVIERA LIGURE DI PONENTE DOC: PIGATO, ROSSESE e VERMENTINO "Albenga" o "Albenganese".
Dolce tipico di Ceriale sono i CANUNETTI, cialde al gusto di limone dalla caratteristica forma "a cono", da cui il nome. Una volta era possibile gustarli da Noemi (titolare dell'omonimo Bar), ora vengono preparati da alcune famiglie cerialesi, che ne detengono la ricetta, solo per in occasione di avvenimenti "speciali".

Il tutto va ad accompagnare una produzione di piante in vaso ornamentali (primo fra tutti il Pelargonium Zonale - Geranio) ed aromatiche, fronde e fiori recisi che, per Ceriale, costituisce una risorsa di rilievo assoluto.
Per saperne di più:
L'OLIO EXTRA VERGINE D.O.P. RIVIERA LIGURE
L'ORTICOLTURA DELLA PIANA ALBENGANESE
LA FLORICOLTURA NELLA PIANA ALBENGANESE
Ricette:
LA PANISSA
Si fa bollire un litro di acqua salata; quindi la si toglie dal fuoco. Una volta che si è intiepidita, vi si stemperano 250 grammi di farina di ceci, mescolando fino a quando non sarà tutta ben amalgamata. La panissa è pronta: si può condire con olio, limone e pepe, oppure gustarla tagliata a fette e fritta.
A BURIDDA
400 g di stoccafisso (di qualità ragno), 200 g di polpa di pomodoro, 200 g di funghi freschi, 40 g di pinoli, 5 cucchiai di olio extravergine d'oliva, brodo di pesce, 2 trippette di stoccafisso, 2 acciughe sotto sale, 2 foglie di basilico, 1 carota, 1 costa di sedano, 1 cipolla, 1 spicchio d'aglio, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, zenzero, spezie, sale e pepe.
Battete lo stoccafisso e lasciatelo a bagno con le trippette per 7 giorni nell'acqua, cambiandola molto spesso. Raschiatelo, senza privarlo della pelle, lavatelo, fatelo sgocciolare, apritelo, diliscatelo e tagliatelo a pezzetti. Tagliate le trippette a strisce. Fate soffriggere in una casseruola con l'olio un trito di cipolla, aglio, carota e sedano, aggiungete il prezzemolo e salate. Pulite e diliscate le acciughe, tritatele e aggiungetele al soffritto. Dopo 2 minuti unite lo stoccafisso, le trippette e i funghi puliti e affettati. In un mortaio pestate metà dei pinoli, aggiungeteli allo stoccafisso insieme ai rimanenti interi, alla polpa di pomodoro, al basilico, a una presa di zenzero e di spezie, salate e pepate. Fate cuocere, bagnando con il brodo necessario, per un'ora e mezza, a fuoco basso e a recipiente coperto, mescolando spesso.
LA FARINATA
300 g di farina di grano tenero, acqua, sale.
Lavorazione: stemperare in acqua tiepida la farina rimestando accuratamente con una frusta o un cucchiaio di legno. Salare leggermente. Continuare a mescolare onde evitare grumi. Il composto così ottenuto deve risultare abbastanza liquido. Lasciare riposare per non meno di 2 ore. Quindi raccogliere con un cucchiaio la schiuma eventuale che si può formare in superficie e, se necessario, passare al colino per eliminare i grumi. Versare la pastella in una teglia di rame stagnato larga circa 50 cm, quelle professionali possono raggiungere i 150 cm, ed alta non più di 3 cm, in cui si è versato il bicchiere d'olio; mescolare ancora per unire gli ingredienti ed infornare per 10-15 minuti. È importante che il livello del composto sia uniforme nella teglia onde evitare ispessimenti che comprometterebbero il risultato. Il calore del forno a legna sarà sufficiente a rendere velocemente croccante e dorata la farinata.
TORTA PASQUALINA
Per la sfoglia: 500 g di farina, 2 cucchiai di olio, 1 bicchiere di acqua fredda. Per il ripieno: 8 uova, 400 g di spinaci, 400 g di erbette, 1 cipolla, 300 g di prescinseua, 50 g di parmigiano, 1 manciata di mollica di pane bagnata nel latte e strizzata, 20 g di funghi secchi,1 cucchiaio di maggiorana fresca tritata, olio, sale, pepe, spezie miste.
Impastare la farina con l'olio, una presa di sale e l'acqua fino ad ottenere una pasta liscia e morbida. Dividerla in tanti pezzi quante saranno le sfoglie e disporle sulla madia infarinata, coperte da un canovaccio; lasciarle riposare per almeno un'ora.
Far bollire le verdure per 10 minuti, scolarle e strizzarle. Intanto rosolare nell'olio i funghi ammollati e tritati con la cipolla. A questo punto unirvi le verdure tagliate finemente. Togliere dal fuoco e lasciare intiepidire. Nel frattempo battere 4 uova con il parmigiano, la mollica del pane e la quagliata. Unire il tutto alle verdure, aggiungere le spezie e il sale.
Ungere una teglia e disporvi una sfoglia sottile ottenuta con la forza delle mani e delle nocche; lasciare che la pasta debordi; ungerla e ripetere più volte l'operazione. Versare il ripieno, livellarlo e formarvi 4 crateri dove rompere altrettante uova che saranno a loro volta salate e pepate. A questo punto sovrapporre al ripieno quanti più strati di sfoglia sapete fare e soffiate con una cannuccia tra uno strato e l'altro. Ripiegate verso l'interno il bordo e sigillate con le dita. Ungete con una piuma l'ultima sfoglia ed infornate a 180° per tre quarti d'ora, sino a quando la sfoglia non avrà preso un bel colore dorato.
Successivamente si pone in una teglia unta e poi in forno a 180° per circa un'ora. La torta sarà pronta quando la crosta incomincerà a spaccarsi.
I VINI: SCHEDA TECNICA
Pare essere originario dell'Oriente, del paese greco, che è patria di vitigni esaltati dagli antichi autori e introdotti nel Ponente dal XVIII secolo. E' vino particolare e di gran pregio e deriva il suo nome dalle macchie che caratterizzano i suoi acini al momento della vendemmia e dette "pighe". Presenta colore paglierino, sapore secco ma equilibrato e bouquet aromatico e intenso, con sentore di muschi e fraganze di fiori di campo e pesca. Si accompagna con i piatti tipici della cucina ligure, specie di pesce, come il branzino, crostacei pregiati e molluschi, paste ai frutti di mare.
Va bevuto, a 12° di temperatura, nei primi tre anni di vita, in bicchieri a calice con stelo alto.
L'esatta origine di questo vitigno è ancora sconosciuta sia nella variante coltivata nella zona di Dolceacqua sia in quella presente nelle altre zone del Ponente Ligure, come pure vi è disaccordo sulla derivazione del suo nome. Alcuni ritengono che richiami semplicemente il colore dei suoi acini o del vino che se ne produce, altri lo fanno derivare da un etimo dialettale che lo collega al tipo di terreno roccioso in cui cresce e che è tipico della regione. Pare che già dal secolo XV si producesse un apprezzato vino rossese nella zona del savonese, provando che il vitigno si estendeva in un vasto areale della Liguria, mentre è certo che quello di Dolceacqua fosse presente sulla tavola del cinquencentesco papa Paolo III, che lo riteneva uno dei migliori vini rossi della sua epoca, così come Napoleone Bonaparte che ebbe la fortuna di conoscerlo durante la campagna d'Italia.
Caratterizzato da un colore rosso rubino, presenta un sapore leggermente vinoso e asciutto, con fondo amarognolo, e si distingue per il bouquet delicato con sentori di frutti di bosco maturi e tenui fraganze di rosa. Si accompagna di preferenza con pasta fresca condita con leggeri sughi di carne, portate come il coniglio alla ligure, la cima alla genovese, piatti a base di funghi e si apprezza anche in abbinamento con le formaggette dell'entroterra ligure.
Va bevuto in bicchieri a calice con stelo medio, nei primi tre anni di vita, ad una temperatura intorno ai 16-18°.
La sua storia si ammanta di sfumature leggendarie, le sue origini sono contese tra il Portogallo, dove viene chiamato "codega", Corsica, Sardegna e Liguria, e vanta addirittura parentele con la Malvasia di Madeira. In Liguria, specie nel Ponente, sembra comunque aver trovato un habitat particolare, e al suo recupero in anni recenti, conseguente al suo riconoscimento come vitigno che era storicamente coltivato sulle terrazze affacciate sul mare, è seguito un nuovo modo di produzione che ha saputo trarre dalle sue potenzialità il miglior prodotto possibile che raggiunge anche i 12° di gradazione alcolica.
Il suo colore paglierino si presenta limpido allo sguardo, accompagnato da un bouquet particolare ma delicato che evoca talvolta il salmastro dei mari di Liguria, ha sapore asciutto, armonico, equilibrato delicatamente fruttato, con sentori di mele cotogne e di mandorle.
L'accostamento che più esalta le sue caratteristiche è quello con le paste al pesto, le farinate, i friscoi, le fritture di pesce, torte ripiene, antipasti di mare. E' vino da bersi giovane ad una temperatura intorno agli 11° in bicchieri a calice con stelo alto.