6° EDIZIONE CONCORSO LETTERARIO ONDA D'ARTE - SEZIONE RACCONTI INEDITI

 

Fiorella Borin premiata dal Presidente della Pro Loco Davide Schianchi
Rosanna Bonoldi con la scrittrice Cristina Rava e Mario Mesiano
Barbara Accossato premiata dal Presidente dell'Associazione Il Tempo Ritrovato Maurizio Pupi Bracali
Le vincitrici della 6° edizione del Concorso Letterario. Da sinistra: Rosanna Bonoldi, Fiorella Borin e Barbara Accossato

 

 

I partecipanti dovevano obbligatoriamente ispirarsi a un incipit scritto appositamente per il nostro concorso da Cristina Rava:

Che meraviglia guardare la costa che si allontana, la Lanterna che somiglia ad una matita, il diadema delle luci e le montagne che svaniscono nella foschia… Non ero mai stata in crociera prima d’ora, certo che una nave di queste proporzioni, così elegante, così bianca, suscita emozioni intense. La mia roba è già sistemata in cabina, mi guardo intorno sul ponte, lui non si vede… ah sì, eccolo! Stiamo per scendere a cena. La sala è immensa, come tutto il resto, e luccicante, con tanti tavoli rotondi. Sono la solita sfigata: mi hanno sistemato con una famigliola con bambini, che dopo soli dieci minuti farei volare fuori bordo, una befana danarosa evidentemente in caccia, a meno che la preda non sia lei, e una coppia gay che son gli unici con i quali riesco a conversare serenamente, intelligenti e garbati. Ad un certo punto sento una scarica di adrenalina: non ho dimenticato niente? Apro la mia trousse di raso e controllo senza farmi notare: sì, ho tutto quello che mi serve…

 

La scrittrice ingauna Cristina Rava

 

 

1° classificato: IN CROCIERA CON IL NONNO di Fiorella Borin, Venezia

        Il foglietto c’è, ripiegato in quattro; e c’è anche la banconota da cinquanta euro che potrebbe cambiare il mio destino. Richiudo la trousse e mi concentro sulla macedonia: troppo zucchero e troppo poco limone, ma è fresca e ci sono i mirtilli che mi piacciono tanto. Incrocio lo sguardo di Stefano, il mio fidanzato. Con aria affranta si sta passando il tovagliolo fradicio di acqua minerale sulla cravatta, nella speranza di riuscire a cancellare la macchia di sugo schizzatagli dal piccolo Unno che gli sgomita al fianco. “Forse, con un po’ di talco”, sussurra comprensivo il gay più anziano. Annuisco con entusiasmo. “Il talco è proprio quello che ci vuole! Mi sono ricordata di portarlo, sta sulla mensola del bagno. Ti consiglierei di andare subito in cabina, prima si interviene e meglio è.” Mentre Stefano si alza, l’altoparlante annuncia che alle 22 precise inizierà lo spettacolo di cabaret nel salone Blu. “Ti secca se ci troviamo direttamente lì?” gli dico. “Vorrei tanto dare un’occhiata alle boutique del Terzo Ponte… e del Quarto, del Quinto…” Lui mi risponde con un sorriso allarmato, che significa: “Mi raccomando, non comperare niente!” Annuisco per rassicurarlo. I soldi sono il nostro vero problema. Stiamo insieme da cinque anni, ci vogliamo bene, ma non possiamo sposarci perché con i nostri impieghi precari mettere su famiglia sarebbe da incoscienti. La crociera l’ho vinta partecipando a un concorso bandito da una nota azienda di panettoni. Ho spedito il tagliando il giorno di Natale e due mesi dopo mi hanno telefonato per dirmi che avevo vinto. Lì per lì ho pensato a uno scherzo e mi sono messa a ridere; due minuti dopo, quando ho capito che non era uno scherzo, mi sono messa a piangere. Non avevo niente da mettere in valigia! Nessun vestitino sfizioso, solo straccetti comperati alle bancarelle dei cinesi. Mi sono venute in aiuto le mie amiche, e una mi ha prestato la gonna lunga, l’altra due camicette di seta, la terza una stola di chiffon, la quarta le scarpette con il tacco di cristallo, la quinta… Stefano è uscito dalla sala. Mi alzo precipitosamente, saluto la befana danarosa, la famigliola di Unni, la coppia gay e me la svigno. Guardo l’orologio. Ho quaranta minuti per mandare a segno il piano: basteranno? Affretto il passo, salgo le scale, giro a destra, poi svolto a sinistra, imbocco il corridoio, eccomi arrivata. Tiro il fiato e raddrizzo le spalle. Spingo la porta, entro. Mi guardo intorno spaesata, ma il sorriso della ragazza in smoking mi conferma che sono nel posto giusto. Apro la trousse e le allungo la banconota da cinquanta euro. L’avventura è cominciata.

        Un’ora dopo irrompo trafelata nel Salone Blu. Sul palco sgambetta un manipolo di ballerine in una parodia del can-can. Nella penombra riconosco la nuca un po’ spelacchiata di Stefano: mi ha tenuto il posto, lo raggiungo e mi siedo accanto a lui. “Come mai ci hai messo tanto?” Mi guarda un po’ in cagnesco. “Poi ti dico”. Ho il fiato corto, mi sento le guance in fiamme. Il numero è terminato, le ballerine si inchinano a ricevere qualche applauso striminzito. Escono di scena e sale sul palco un tizio col naso a cavolfiore che fa l’imitazione di Totò. “Dimmelo adesso” mi sussurra Stefano all’orecchio. “È una storia lunga…” “Accorciala”. Scuoto la testa. Impossibile accorciarla. “Allora andiamo a prendere un po’ d’aria sul ponte”, propone. Ci alziamo ed eccoci fuori, a guardare lo sposalizio notturno tra il mare e il cielo. Né luna né stelle a tenerci compagnia, solo vento a scompigliarmi i capelli. “Non puoi capire che cosa sia il nero e che cosa sia l’infinito, finché non hai visto una notte sul mare”, sospiro, atteggiandomi a filosofa. “A me basterebbe capire che cosa hai fatto tu in quest’ora”, ribatte lui. Apro la trousse e tiro fuori un foglietto piegato in quattro. Stefano fa il gesto di afferrarlo, ma io lo blocco. “Aspetta. Prima di leggerlo, devi ascoltare la premessa.” “Sentiamo la premessa.” “Due notti fa ho sognato il nonno. Te lo ricordi?” “Sì.” “Non lo avevo mai sognato, prima. Né quando era vivo, né dopo il suo funerale. Invece due notti fa è venuto a trovarmi, col suo bastone, la giacca da camera, la pipa infilata nel taschino. Mi ha guardata con tenerezza e mi ha detto: “Ninì,” – lui mi chiamava sempre Ninì – “te lo ricordi quando ti sei presa la varicella?” Ho risposto di sì. “Ti ricordi anche come eri avvilita perché per colpa delle pustolette avevi dovuto rinunciare alla gita scolastica a Londra?”. Altroché se me ne ricordavo: non ero avvilita, ero disperata! “E ti ricordi che io, per consolarti, ti ho scritto una favola in inglese?” Ho risposto di nuovo di sì. “Brava”, mi ha detto con un sorriso, ha allungato la mano per farmi una carezza ed è sparito. Mi sono svegliata e non sono più riuscita a prendere sonno fino a mattina. Ero sicura che quel sogno contenesse un messaggio ben preciso, ma non riuscivo a capire quale fosse. Poi, finalmente, ieri ho capito. E sono andata a cercare questo foglietto: stava nell’armadio in cui mia mamma ha conservato le reliquie di famiglia. Tieni, adesso puoi leggerlo.” Glielo porgo. E lui legge:

        Dopopranz the mama of Cappuccett Ross dissed: “Little girl, you dev andar to the nonn, che sta molt ma molt ammalated. Port alla nonn this cest with the bottle of medicin, the panetton, the egg of chocolate and quest sacc of caramell. Ma quand you attravers the bosc, fai attention at the brutt Lup cattiv, che è cattivissim!” Cappuccett Ross acchiapped the cest and si incammined in the bosc. But siccom era una girl disobbedient, golosa and magnona, comincied a sbafar caramell, chocolate and panetton. At un cert point, vided the house of the Tre Porcellins and decided di fare a big bisbocc with them. Infact, they magned tutt the cest of squisitezzen, and canted and balled and racconted un sacc of barzelletts da morir dal rid. At un cert point, sentiron buss at the door. They apriron the door and trovaron the Cat with the stivals, who aveved fatt the sette leghe per venir to far bisbocc with them. Siccom si eran magnat tutt and in the cest non c’era più nient da fare gnam-gnam, dieder at the cat the medicin of the nonn. The cat drinked all the bottle of medicin, convinted of drink a bottle of Coca-cola. But subit scapped in the bosc and comincied a strill, a cantar very very stonated songs, and a spavent tutt the animals of the bosc. Il più spavented of tutt the animals of the bosc, was the cattivissim Lup cattiv, che for this big spavent divented completly scem. Infact venner the infermiers of the Manicom of the animals, and lo ported in the Manicom. When the furgon che portaved the Lup cattiv to the Manicom passed near the house of the nonn, the nonn si alzed dal bed, opened the window, vid the brutt Lup cattiv dietr le sbarr of the furgon, and comincied a rid per la big satisfaction. A forz di rid e rid e rid, the nonn guarì senza bisogn di prend the medicin.

        The moral of this fighissim story is: rid, rid anche when c’è poc da rid, the important is che you rid!

        Quando me lo restituisce, gli brilla negli occhi un lampo divertito. “Okay, io rid e rid sempre volentieri, ma tu mi spieghi una buona volta che cosa c’entra questo foglietto con la nostra crociera?” “C’entra. Perché, quando l’ho riletto alla luce del sogno che avevo fatto, ho trovato in questa favola delle indicazioni ben precise. Cappuccett Ross: ross è ROSSO; poi ci sono i TRE porcellini e gli stivali delle SETTE leghe. Così sono andata al casinò, ho puntato cinquanta euro sul rosso, poi tutto sul tre e infine tutto sul sette”. Stefano mi guarda con gli occhi a palla. “E… hai vinto?” Scoppio a ridere. “Cosa ha scritto il nonno? Rid, rid anche when c’è poc da rid, the important is che you rid!” “Ahahahah! Ho capito: hai perso. Che ridere! Ahahahah!” Lo prendo sottobraccio. “Torniamo dentro a vederci lo spettacolo di cabaret?” “Meglio” bofonchia lui, incamminandosi verso il Salone Blu. Lo seguo. L’assegno di 129.600 euro glielo mostrerò più tardi, quando saremo a letto.

 

 

2° classificata: LA SCOPERTA DEL SOLE A MEZZANOTTE di Rosanna Bonoldi, Castel Goffredo (Mn)

 

ma poi l'ansia mi prende, ne ho abbastanza di stare seduta con queste persone. Mi scuso con loro e torno in cabina.

Sono esausta, mi butto sul letto e piombo subito in un sonno profondo. Al risveglio mi rattristo perché è tardi, sul depliant che ho letto al mio arrivo era pubblicizzato un "Buffet Magnifico" a mezzanotte, non voglio perdermelo. Mi siedo sul letto dondolando le gambe, mi guardo attorno e per mettere a fuoco le tinte pastello sgrano gli occhi. Le pareti sono di un tenue colar pesca, le tende albicocca chiaro e l'arredo color ciliegio. Mi hanno sistemata sul ponte superiore in una cabina con vista mare, dotata di tutti i comfort: aria condizionata, telefono, tv, frigobar.

Mi copro con una giacca, apro la porta scorrevole e cerco di svegliarmi con l'aria fresca, sul terrazzino. Rimango ferma con la schiena contro il vetro ad ammirare le visioni dei fiordi in lontananza, mantenendo la promessa fatta a mia madre.

E' stata lei a regalarmi questo viaggio, per il mio diciottesimo compleanno. Io non volevo venirci da sola, lei ha insistito affinché potessi soddisfare il mio proverbiale desiderio di vedere "le terre dei ghiacci", aggiungendo che era arrivato per me il momento di fare qualcosa da sola. Adesso che ripenso alle sue raccomandazioni, mi sento fragile ed immatura, considerando il fatto che lei alla mia età aveva già una bambina di due anni, mentre io non so ancora cosa farne di me.

Decido di scendere adagio lo scalone che porta alla sala da pranzo per non scivolare con i tacchi a spillo, questo mi dà il tempo di godermi una panoramica dall'alto dei tavoli rotondi, in cerca di qualche ragazzo della mia età. L'uomo che ho intravisto alla partenza, e poi sul ponte, mi sta fissando, indossa una divisa, sicuramente fa parte del personale di bordo. Si muove venendomi incontro, ma io abbasso lo sguardo e mi dirigo dalla parte opposta.

Durante il buffet lascio vagare lo sguardo nella sala, mi sento un po' a disagio, sembro essere la più giovane qui, ma gusto volentieri gli squisiti snacks e la pasticceria mignon. Abili cuochi hanno dato vita ad una coreografia multicolore che rappresenta uccelli esotici e paesaggi variopinti.

La signora che sedeva al mio tavolo durante la cena mi si avvicina sorridendo con gli occhi scuri; mi devo ricredere, non è affatto una befana, anzi, sembra leggermi dentro, mette la sua mano sulla mia mentre mi parla: "Mia cara è in vacanza da sola o lo è solo stasera?"

Cerco di scherzare e le rispondo: "Sono partita da sola, ma spero di non rimanerlo per tutto il viaggio."

Lei nota una certa tensione nelle mie parole e guardandosi attorno incalza comprensiva: "Mi pare non ci siano molti giovani, purtroppo..."

Ripercorro la sala con lo sguardo invano e sorrido stringendo le labbra: "Mia mamma non è venuta con me perché dice che i ragazzi è meglio stiano coi ragazzi."

Appoggio il bicchiere sul piatto e con la mano strofino la gonna del mio abito da sera rosso mentre penso a quanto mia madre mi manchi.

"Credo fosse anche ora che mettessimo un po' di spazio tra noi, lei mi ha cresciuta da sola e, fino a qualche anno fa, vivevamo in perfetta simbiosi... ultimamente le nostre discussioni si son fatte più frequenti, però..."

"Quindi è la prima volta che vi separate? Vedrai, può essere divertente; ora coraggio, vai un po' in giro, non star qui a parlare con me."

Le sorrido volentieri quando la saluto. Attorno a me stanno tutti socializzando, ma non mi interessano i discorsi degli altri e le loro voci mi arrivano come in un sottofondo ovattato.

L'uomo in divisa la osserva restando. a distanza. Non gli è sfuggito quel gesto della mano sulla gonna, gli sembra di rivedere quella sala da ballo e la ragazza con il vestito rosso che lo accompagnava in una sera speciale vent'anni prima.

La luce all'improvviso va via, mi sforzo di mandar giù il tramezzino, ma sto male perché gli altri passeggeri si muovono convulsamente da tutte le parti, la sala è completamente buia e strizzo gli occhi per cercare di vedere qualcosa, senza risultati. Il mio cuore corre come un pazzo, ho freddo, comincio a sudare, l'oscurità m'avvolge. Le funzioni della nave si riavviano automaticamente, si accendono le luci d'emergenza e i camerieri cercano di riportare la calma tra la gente.

Piccoli candelieri d'ottone fissati alle pareti s'illuminano rendendo la penombra surreale.

Ora posso lasciarmi andare e, come una bambola di pezza, finisco a terra.

I passeggeri s'accalcano su di me per curiosare, troppi, mi tolgono il respiro.

L'uomo in divisa s'avvicina e la solleva dolcemente, non sa come si abbraccia una figlia e pensa che, forse, è troppo tardi. Vorrebbe scappar via, ma il suo ruolo di medico di bordo lo costringe al soccorso. La ragazza ha gli occhi chiusi, lui la guarda da vicino, con cautela, per non spaventarla le sposta di lato una ciocca di capelli, l'emozione gli toglie le forze. Cerca di rimetterla in piedi, ha il timore di farla cadere.

Qualcuno mi aiuta ad alzarmi. Sono in piedi, sostenuta da braccia amiche cammino muovendomi adagio, tutto dondola intorno a me, guardo il pavimento perché non si noti l'espressione disperata sulla mia faccia.

Arriviamo in bagno, mi appoggio al lavandino, raggiungo il water e il buco m'inghiotte. Finalmente riesco ad uscire, vedo l'uomo in divisa che mi viene vicino, mi tasta il polso e mi dà da bere qualcosa promettendomi che mi farà bene. Gli voglio credere, ma mi sento sfinita e m'appoggio pesantemente a lui che mi sorregge. Andiamo fuori, sul ponte, mi sistema su una sdraio, mi avvolge con una coperta e si mette vicino a me.

"Mi chiamo Roberto Bassi e sono il medico di bordo", mi dice mentre mi prende la mano.

"lo sono Roberta Viardi" gli rispondo con un filo di voce.

"Non preoccuparti, può succedere, è stato solo un momento di forte emozione. Viaggi sola, vero?"

Come se mi trovassi sull'orlo di un precipizio non riesco a fermare i singhiozzi e m'affloscio nella sdraio. Lui cerca di tranquillizzarmi: "Capita a tutti di trovarsi indifesi davanti a questo spettacolo e sentirsi persi in un silenzio irreale, ma non vorrai lasciarti sfuggire il caldo miraggio del sole, vero?"

Lui guarda davanti a sé e io m'abbandono mentre cerco di vedere tra le lacrime il ponte lunghissimo che taglia il cielo giallo.

"Senti? Il mare s'increspa, respira l'aria salmastra, guarda... tutto si fa giallo. E' il sole a mezzanotte. Quando posso vengo qui, nel silenzio che chiama la notte sembra che tutto si fermi. Scusami. .. ti ho dato del tu, ma sei così giovane."

Lo sento vicino, ma mi sembra innocuo e lo lascio parlare.

"Prima ti ho vista da lontano, non ti volevo infastidire. Devo dirti una cosa e non so da dove iniziare... hai il suo viso, i suoi capelli mossi, assomigli molto a tua madre..." D'impulso mi giro per guardarlo negli occhi: "Tu conosci mia madre?"

Come a cercare una risposta inclina la testa di lato: "Sì, ero suo amico al liceo. L'ho rivista solo alcuni giorni fa, quando è venuta a parlarmi di te."

Mantengo lo sguardo su di lui e gli faccio gli occhi cattivi, ma lui s'affretta a giustificarsi: "lo non ho mai saputo d'avere una figlia."

Mi sale la rabbia capendo l'inganno di mia madre, lui deve averi o intuito perché mi guarda preoccupato, ma poi mi sorride spostando solo un lato della bocca e riconosco in questo dettaglio la mia stessa espressione nervosa.

Sono persa in un groviglio di pensieri, non riesco a dire nulla. Lui mi guarda come se avesse le risposte giuste e io ho un disperato bisogno di credergli, lascio, così, che il vento freddo spazzi via il tempo e la colpa.

Non è tardi per questo sole di mezzanotte.

Molti passeggeri sono usciti sul ponte, quasi in punta di piedi e rimangono, ora, in silenzio.

Mi rilasso nel suo abbraccio dondolante e vorrei gridare a tutti: "Questo è mio padre!" Poi mi scosto un po' per ritrovarlo ancora, mi piace il suo profilo contro il blu del mare lontano, e nell'alba fredda e dorata penso che questo momento è solo per noi.

 

 

3° classificata: PERCHE' NO? di Barbara Accossato, Vinovo (To)

 

“Rilassati” mi dico, “stai calma e prova a goderti questo viaggio”. Una gocciolina di sudore mi solletica il collo, scivolando lungo la schiena. Sempre tentando di non farmi notare appoggio gli avambracci sul tavolo, giro la testa di lato e controllo la mia ascella destra: sul mio costoso vestito di seta rossa si è già formata una antiestetica macchia rotonda di sudore.
Accidenti, stasera volevo essere perfetta! Prendo il tovagliolo e mi sventolo tentando di farmi aria. La befana danarosa mi lancia un’occhiata di disapprovazione e io fingendo di non accorgermene mi giro dall’altra parte. Giorgio, seduto accanto a me, sta masticando a bocca aperta l’ultimo gamberetto della sua insalata di mare; sembra decisamente a suo agio, nonostante gli abiti poco eleganti e i modi grezzi. Dopo aver bevuto una bella sorsata di vino bianco, si alza e mi dice: “vado a fare un giretto sulla nave. Torno dopo”. E grazie al tono di voce sempre troppo alto tutti gli altri commensali vengono informati dei suoi propositi. Lo guardo mentre si allontana, con la sua camminata goffa, sorridente e contento come un bambino. Probabilmente le persone sedute al nostro tavolo staranno pensando che Giorgio sia mio marito, in realtà lui è mio cugino di primo grado, l’unico parente libero da impegni familiari che potesse accompagnarmi in questo viaggio. Il nostro primo viaggio insieme, e il nostro primo viaggio in senso assoluto. Lui, come me, non ha mai varcato i confini della regione Piemonte. Ho dovuto insistere parecchio prima di convincerlo a lasciare per qualche giorno le sue adorate mucche e il piccolo caseificio sotto la totale responsabilità dei suoi lavoranti. E’ stata dura ma alla fine ce l’ho fatta. E poi, quando ci poteva ricapitare un’occasione così? Una mini-crociera da Genova a Barcellona, su una nave cinque stelle lusso! Io e Giorgio. Roba da non credere! C’ho messo più di una settimana a capacitarmi che quella lettera in cui mi veniva comunicato la vincita del viaggio non fosse uno stupido scherzo. Io, Carla Manzo, proprio io, la donna meno fortunata al mondo. Eppure è bastato compilare il coupon consegnatomi alla cassa del supermercato ed imbucarlo nell’apposita urna per essere estratta, tra migliaia di persone. Ho sempre pensato che questi concorsi fossero solo un’enorme baggianata, e invece è proprio vero che la fortuna è cieca. Perché se avesse gli occhi non avrebbe di certo scelto me quale vincitrice ideale di un premio così prestigioso.


            Ed ora eccomi qui, seduta al tavolo della sala ricevimenti di una nave da crociera, con le ascelle sudate, il vestito di seta e l’insalata di mare ancora nel mio piatto.
I piedi iniziano a gonfiarsi e a pulsare nei miei sandali coi listini troppo sottili. Avrei dovuto scegliere delle scarpe più adatte ad una donna soprappeso della mia età, ma la commessa di quel negozio ha talmente insistito sul fatto che una scarpa a tacco alto mi avrebbe slanciata che non me la sono sentita di fare di testa mia. Ed ora i miei piedi a cotechino, freddi e sudati a causa dei problemi di circolazione, mi danno il tormento. Tento di distrarmi e mi metto ad ascoltare le conversazioni degli altri commensali seduti al mio tavolo: la famigliola è alle prese con una ramanzina ai danni del bambino più grande, che sta manifestando ad alta voce la sua noia e il desiderio di tornare in cabina per giocare col game-boy, mentre il piccolo si diverte a emettere fastidiosi gorgheggi sputacchiando i fusilli al pomodoro. Osservo la madre e il padre, completamente assuefatti da quel casino, incuranti del fatto che tutti gli altri, me compresa, non stanno gradendo il sovrapporsi delle loro voci.


            Accanto a loro la befana danarosa, che sbocconcella come un uccellino il suo antipasto di mare con le labbra rosse e carnose frutto di chissà quale bravo chirurgo estetico, si asciuga l’angolo della boccuccia col tovagliolo, mantenendo la sua espressione di disappunto stampata in faccia. Non ha ancora spiccicato una parola da quando si è seduta a tavola: evidentemente anche lei non ha gradito la sua sistemazione, probabilmente delusa dalla mancanza di maschi veri con cui flirtare. Le guardo le mani ingioiellate e noto che non porta la fede. L’unica cosa che ci accomuna! I capelli neri corvini sono raccolti in uno sofisticato chignon, la pelle è abbronzata e lucida, il seno esageratamente procace rispetto alla magrezza del corpo è con ogni probabilità opera dello stesso chirurgo estetico che le ha ridisegnato la boccuccia. La postura è perfetta, schiena dritta, mento sollevato dal collo, sguardo vigile. Nemmeno lei è proprio di primo pelo, ad occhio e croce avrà una decina d’anni in meno di me, ma quanto siamo diverse! D’istinto raddrizzo la schiena e cerco di correggere la mia postura, ma per quanto mi possa sforzare non riuscirei mai ad assumere lo stesso raffinato portamento. Io, con le mie ascelle pezzate e i miei piedi gonfi come cotechini, mi sento goffa e fuori luogo.

 

Confesso che ho fantasticato a lungo sull’esito di questa crociera e nei miei sogni ad occhi aperti ho immaginato anche di incontrare un bel signore della mia età, in viaggio da solo, con cui ballare un romantico tango sul ponte della nave. Non è mai troppo tardi, si dice. A sessant’anni inizia la seconda giovinezza. Altro modo di dire. In fin dei conti, non sono ancora mica da buttare? Ma ora, confrontandomi con la tardona danarosa seduta al mio tavolo, inizio ad avere qualche dubbio in merito alle mie potenzialità. E poi lei ha sicuramente una carta vincente in più rispetto a me, si vede da come mastica. Apro nuovamente la mia trousse, fisso per un attimo l’oggetto contenuto al suo interno, e poi la richiudo dicendomi che non è il momento.

 

I camerieri vengono a sostituirci i piatti, io lascio che portino via il mio dal quale ho appena piluccato l’insalata di mare; il mio stomaco brontola per la fame, sospiro e continuo ad osservarmi attorno. Stavolta mi concentro sulla giovane coppia di gay che, come me, pare leggermente a disagio. Uno dei due ricambia il mio sguardo e mi sorride. In quel breve attimo di reciproca osservazione percepisco tutto ciò che si cela dietro a quel sorriso imbarazzato: capisco il suo tentativo di sentirsi a proprio agio, capisco la paura di percepire sguardi di disapprovazione della gente attorno, capisco il bisogno di esternare la sua omosessualità e di provare a viverla anche fuori dall’abituale contesto di vita.

 

Ricambio il sorriso e gli sussurro “bella nave eh?”, la prima cosa che mi è venuta in mente. Ma lui capisce che dietro ad un commento così cretino si nasconde in realtà il mio bisogno di manifestargli solidarietà. E per tutta risposta, mi dice con tono di voce ben udibile: “lei è sicuramente la donna più elegante in questa sala!” Mi si offusca leggermente la vista, mentre gli sussurro “grazie”, un grazie dal profondo del cuore, perché le sue parole sono forse le uniche di cui avevo davvero bisogno.

 

Ho creato un’alleanza. Sospiro soddisfatta. Infilo la mia mano dentro la trousse e stringo per un attimo l’oggetto a me tanto caro. Mentre i camerieri stanno per servire i primi, l’orchestra inizia a suonare. Alcune coppie si alzano e si mettono a ballare un romantico valzer nel centro della sala.

 

Io le guardo, estasiata. Giorgio ancora non si vede, chissà dov’è andato a cacciarsi. Osservo i ballerini roteare gioiosi e poi, arrendendomi alle mie ansie, prendo la mia trousse, mi alzo dal tavolo e raggiungo il bagno. Assicurandomi che nessuno mi veda, estraggo dalla borsa il tubetto di collante, sputo la dentiera, la sciacquo sotto l’acqua e più veloce che posso ne ricopro il bordo con la crema adesiva e la rinfilo in bocca, facendola aderire bene alle gengive. Mi guardo ancora un attimo allo specchio e poi torno a passo deciso verso il mio tavolo. Ecco, ora posso mangiare senza il timore da fare brutte figure. In fin dei conti, il cibo è una delle poche gioie che mi è rimasta.

 

Mi siedo al tavolo e faccio per ingoiare una forchettata di lasagne, quando sento che iniziano a suonare La Cumparsita, il mio tango preferito. All’improvviso qualcuno mi tocca la spalla. Mi volto e vedo un signore della mia età che sorridente mi porge la mano e mi domanda: “balliamo?”

 

Io resto un attimo impietrita ad osservarlo. E’ più basso di me, ha la pancia e gli manca un incisivo. Ma non fa niente. Qualcuno mi ha invitata a ballare un tango, proprio come nei miei sogni ad occhi aperti. Il giovane gay mi strizza l’occhio, io ricambio il suo sguardo complice e sfoderando il mio migliore sorriso, assicurato dalla crema adesiva, mi alzo e gli rispondo: “perché no?”

 

 

Menzione speciale: DEJA VU di Vera Ercoli, Berzo Inferiore (Bs)

          Lui è seduto di fianco a me, mi guarda e sorride: spesso mi faccio prendere dal panico, non ricordandomi se ho messo tutto nella borsa. Ma dopo anni di fidanzamento mi conosce, sa che questo impulso di ricontrollare ogni tasca della borsetta è irrefrenabile, sa che è più forte di me, e –come nelle storie d’amore destinate a durare una vita intera- sa superare ogni mia mania sorridendone con tenerezza.
          ‘Cosa hai dimenticato stavolta?’ la sua voce interrompe amorevole le mie conversazioni interiori.
          ‘Non so, era solo una sensazione… Ma non importa. C’è tutto’.
          La donna cannone (così inizio a chiamarla tra me e me, non per le dimensioni fisiche ma per la grettezza che trasuda dal suo atteggiamento) si gira verso noi, come se la infastidisse il tono gentile di lui. Certo- penso- di uomini ne avrà avuti tanti, ma mai nessuno le si sarà rivolto così dolcemente. Mentre la ricambio con un sguardo volutamente sgarbato, non posso non notare che i bambini e la famigliola,fortunatamente, sono impegnati in altre e più scherzose conversazioni.
          La coppia gay mi guarda incuriosita e uno ‘Ah- mi dice- anche lei ha delle sensazioni? Mi perdoni se mi intrometto, ma anche George ne ha a volte’ e scherza dando un pizzicotto al braccio destro del compagno.
          ‘Eh sì- conferma George- anch’io non sono in grado di trattenermi quando temo di aver dimenticato qualcosa, e controllo nelle tasche, nel cruscotto dell’auto, ovunque... E lui ne sorride, vero Lamberto?’.
          ‘Eh sì sì… inoltre George ha delle intuizioni, a volte, circa il futuro. Le ha soprattutto quando pensa di aver perso qualcosa, ma non solo...’.
          Li guardo incuriosita, il loro discorso mi coinvolge, così George conferma: ‘Per esempio ho intuito poco fa nel vederla scendere le scale, che deve succedere qualcosa di importante stasera’.
          Rimango di stucco. Oltre alla dimenticanza, in effetti, frugando nella trousse anch’ io avevo intuito qualcosa...
          Probabilmente interpretando il mio disagio, interrompe la situazione lui, sempre perfettamente elegante: ‘Al futuro allora, e alle intuizioni’ proclama, sorridendo. Tutti alzano i calici: pericolo passato. Noto che anche la donna, più scettica che coinvolta, si unisce al brindisi, e così fa anche la famigliola che- per quanto occupata in altro- sembra aver seguito il nostro discorso.
          ‘Pericolo passato, stai calma’ mi ripeto. Ma il mio cuore sembra non volermi ascoltare e continua a battere all’impazzata; sento uno strano formicolio sul viso: no, non sto svenendo, ma è come se il sangue dopo esser stato bloccato da un’intensa emozione, riprendendo il suo corso naturale sulle mie guance, stesse generando capillari nuovi, mai usati.      Chiedo di assentarmi, abbandono la mia cena, e vado sul ponte.
          Guardo all’indietro: non v’è più traccia della costa, che rimane segnata come un indefinito ricordo nella mente; non v’è più traccia della Lanterna, che simile ad una matita aveva graffiato nel cielo i miei sogni, le mie aspettative; non si vedono più il diadema delle luci e le montagne, che sono svanite dietro l’azzurro della sera declinante sulle onde. Osservo il gorgoglio dell’acqua contro lo scafo e cerco di isolarmi nel silenzio, inspirando l’umidità che taglia i pensieri; un motivo arriva da lontano: l’orchestra ha iniziato a suonare laggiù nel salone, e continuerà fino a notte fonda.
          E’ la mia prima crociera, ce la siamo permessa come viaggio di nozze. Vedremo la Grecia, mio eterno sogno di insegnante classicista, e potrò percorrere i passi dei filosofi, delle omeriche dee, e innamorarmi dal vivo delle rovine dei templi, dopo un lungo –troppo lungo- amore a distanza…
          Una presenza interrompe le mie fantasticherie. E’ George.
          ‘Posso disturbarla signora…’.
          ‘Non mi disturba affatto, stavo pensando.’
          ‘Anche lei è come me, vero? Anche lei, intendo, ha delle sensazioni sul futuro…’ .
          ‘Sì’.
          ‘E stasera ha percepito qualcosa di grave, vero? Come le è successo prima a tavola, lei pensa spesso di aver dimenticato oggetti, ma in realtà quando apre la borsa per controllare lei ha delle percezioni sulle cose, sulle persone. Vero? Mi perdoni se sono così diretto, sono arrogante... ’
          ‘Non è arrogante, anzi fa piacere poter condividere con qualcuno questo segreto. In effetti è così… stasera, mentre guardavo nella trousse ho intuito che una percezione stava per arrivare, ma non mi si è formata una immagine precisa in testa, non saprei cosa riguardasse’.
          ‘Invece io ho avuto una visione su di lei, molto precisa, ed è per questo che l’ho raggiunta qui sul ponte. Non voglio spaventarla, ma ciò che sto per dirle non è buono’.
          ‘Anch’io ho provato qualcosa che mi ha fatto paura’.
          ‘Mi creda, se vuole evitare il pericolo deve…’
          ‘Eccoli qua- esclamò la voce familiare di lui alle nostre spalle -immaginavo foste insieme! George la cerca il signor Lamberto’.
          ‘Bene allora… buon proseguimento signora Clara’ disse George allontanandosi.
          ‘Ma George, mi stava spiegando…- cerco di trattenerlo.
          ‘Mi raccomando stia attenta- disse allontanandosi, lo sguardo implorante. Non compresi perché se ne andasse così repentinamente, come spaventato dall’arrivo di lui; non ebbi modo di capire, di…
          ‘Amore, ti vedo turbata’.
          ‘Sai quella sensazione… anche George ha delle sensazioni… e ha visto qualcosa che deve accadere a me…’
          Lui mi abbraccia, lima il mio discorso, io mi lascio andare. ‘Dai, Clara, sono solo suggestioni’.
          Respiro forte nascondendo il volto sul suo petto. Sento tutta la solidità del suo corpo mentre mi protegge. Lui è qui, lui è il mio sogno, è la mia intera vita è il mio futuro è il mio… destino’.
          Mentre mi dico quest’ultima parola ne sento tutto il peso, ne sento il dolore, anzi… sento un dolore, un dolore forte al petto, qualcosa dentro che si spacca e va in frantumi, poi intuisco le gambe tremarmi e non sostenermi; anche lui mi abbandona, anzi mi alza e mi getta giù, giù… non vedo più luce, l’aria mi viene addosso e poi un tuffo, un dolore di costole che si spaccano e percepisco il mio sangue diluirsi nell’acqua. Il sale del mare mi circonda. La spaccatura del cuore brucia, lo sento che lotta e poi, esangue si ferma. Non accenno a me stessa una spiegazione, non accenno a me stessa una sola parola. Non riesco a nuotare. In un attimo rivedo tutto, nell’accadere delle cose l’intuizione si rivela ed è chiara, tanto chiara da ferire le pupille cieche, appannate dal soffio della morte; tutto ora è limpido, estremamente cristallino e so che George aveva ragione. Lassù affacciati alla nave rivedo la famigliola e quella donna, forse loro sapevano e io… vado a fondo, non ho forze, ma ho tutto nella mia trousse, ho qualcosa che mi può salvare. L’ho qui tra le mani e non ho niente niente NIENTE che mi possa salvare…

          Drin drin- drin drin! La sveglia mi segnala che è ora di partire. Un incubo ha turbato la mia prima notte di nozze e ancora una voce ripetitiva mi resta ronzante nella testa, proviene fonda dal mio inconscio: Non imbarcarti non imbarcarti non imbarcarti.
          Lui è lì accanto a me, gli piace far tardi tra le coperte ma lo sospingo: tra qualche ora inizierà la nostra crociera…
          Crociera?Nel pensare a questa parola ho un sussulto: no, non è possibile… mi convinco che è solo superstizione, non posso dirlo a lui, non posso svelargli… è stato solo un incubo, non posso farmi influenzare, non da un semplice sogno.

          Siamo affacciati sul bordo della nave. Stiamo per scendere a cena. La sala è immensa, come tutto il resto, e luccicante, con tanti tavoli rotondi. Ci hanno sistemato a tavola con una famigliola, una befana danarosa che mi verrebbe da chiamare‘donna cannone’, e una coppia di gay molto garbati.
          Ad un certo punto sento una scarica di adrenalina. Apro la mia trousse di raso e controllo senza farmi notare: sì, ho tutto quello che mi serve… Ed ho un’intuizione, una delle mie solite intuizioni…io… io questo brano della mia vita l’ho già vissuto… sì… era un incubo, un annuncio, un destino, sì un destino… e… mio Dio, mio Dio, MIO DIO mi sono imbarcata!…

 

CLASSIFICA RACCONTI

(i pari merito sono trascritti in ordine alfabetico. Le votazioni sono espresse in cinquantesimi)

Pos. Titolo Votaz.
1 IN CROCIERA CON IL NONNO 37,1
2 LA SCOPERTA DEL SOLE A MEZZANOTTE 34,4
3 PERCHÉ NO 34,3
4 DEJA VU 34,1
5 SOLO ANDATA 33,4
6 OMBRE 33,0
7 LOVE 32,9
UNA CROCIERA DAL SAPORE PARTICOLARE 32,9
9 LETIZIA IN VIAGGIO 32,8
10 DREAM ON 32,6
11 SENZA CONOSCERE LA DESTINAZIONE 32,4
12 UN IDEALISTA 31,8
GUARDACASO 31,8
14 VENT'ANNI PRIMA 31,4
15 FUORI CACHET 31,1
IL DELFINO 31,1
17 CLANDESTINI 30,6
18 1956 30,5
19 PANE AL PANE 30,3
L'ULTIMA NAVE 30,3
21 LA VOCE 29,9
22 UN VIAGGIO, IN FONDO... 29,6
23 TUTTO QUELLO CHE SERVE 29,5
24 NICKNAME CROCERISTA CONVINTO 29,4
FABIOLA 29,4
26 SPILLE 28,9
27 IO DESTINO 28,3
28 SFIORARSI 27,5
29 SE L'ONDA TI PORTA VIA 25,4
30 LA VENDETTA DI CLARA 23,5
MISS “ONDA D'ARTE” 23,5
32 COLPO GROSSO IN MARE APERTO 23,0
IL DUE DI CUORI 23,0
IL SORRISO DELLA LUNA 23,0
INCUBO O REALTA'       23,0
LIETO FINE 23,0
L'UTILITÀ' DELLE COINCIDENZE 23,0
NAVE DI STRANO AMORE 23,0
NELLE ONDE DELL'INTRIGO 23,0
SOTTO UN CAPPELLO BIANCO 23,0
41 CASABLANCA    22,5
COSTA SERENA 22,5
43 DISAVVENTURE DI VIAGGIATORE 22,0
44 LE GIOIE DELLA FAMIGLIA 21,5
PIÙ BELLO DEL DAVID 21,5
UNA STRANA VACANZA... DI COPPIA 21,5
47 ECCENTRICA 21,0
GLI SCOGLI CERIALE 21,0
SOLO UN DETTAGLIO 21,0
VERSO L'IGNOTO 21,0
51 AI TUOI PIEDI 20,0
CROCIERA E CASTIGO 20,0
DESTINAZIONE...ETERNO AMORE 20,0
L'ETERNO SGUARDO 20,0
L'ULTIMA ILLUSIONE 20,0
NOTTE A MARRAKECH 20,0
PASSIONI ITINERANTI 20,0
PENSAVO FOSSE AMORE INVECE ERA UN TITANIC 20,0
RINASCERE 20,0
UNA CROCIERA TROPPO BREVE 20,0
UNA FARFALLA ROSA 20,0
UNA TROUSSE DI RASO NERO 20,0
63 PAGINE DAL DIARIO DI ANNA 19,5
64 A NUOVA VITA 19,0
APRO LA MIA TROUSSE...E... 19,0
LUI NON SA FINO A CHE PUNTO... 19,0
RIFLESSI 19,0
RIPARTENZE 19,0
UNA CROCIERA DA SOGNO     19,0
UNO DUE. 19,0
71 BOLGE E BOLLICINE 18,0
LA PREDA 18,0
LA PRIMA PARTE 18,0
SOLE SPENTO 18,0
VOGLIA DI RIEMERGERE 18,0
76 LA SORPRESA 17,5
UNA CROCIERA PERICOLOSA 17,5
78 BALENOTTERA ARENATA 17,0
CABINA 22 17,0
CALIBRO 22 17,0
SERVIZIO IN SALA 17,0
82 2050 16,0
COME PREMIO UNA CROCIERA 16,0
L'AMORE CHE INSEGUO 16,0
85 CROCIERE E CROCEVIA 15,0
IL TALISMANO 15,0
NEC PLUS ULTRA      15,0
SQUALI 15,0
SU DI NOI 15,0
SULLE TRACCE DEL PASSATO  15,0
91 DIARIO DI BORDO UNA SPOSA NON CONVINTA 14,0
LA CROCIERA 14,0
93 LA FOSCHIA DEL VERO AMORE 13,5
94 WONDERFUL!      13,0
95 LA ROSA DI FUOCO 12,0
ONDA D'URTO 12,0
97 IL MISTERIOSO CAVALIERE 10,5
98 PUNTUALE COME IL SOLE 10,0
99 IL VECCHIO RACCONTA 9,0
100 IN VOLO 8,0
101 IL PESO DELL'ASSENZA 7,0
102 I PICCOLI VERMI 6,0
103 INCONTRO 5,5
104 UNO SGUARDO DAL PONTE DELLA VITA 5,0